Il sole caldo sulla mia schiena nuda mi svegliò il mattino dopo. Era tarda mattinata, forse pomeriggio. Eppure tutto, esclusa l'ora, mi era chiaro, sapevo esattamente dove mi trovavo: nella stanza luminosa con il grande letto bianco, mentre il sole risplendeva dalle porte aperte. Non aprii gli occhi. Ero troppo felice per cambiare anche il minimo dettaglio. Gli unici suoni erano le onde, il nostro respiro, il battito del mio cuore. Distesa sul suo petto ghiacciato, avvolta nelle sue braccia, mi sentivo tranquilla e spontanea. Chissà da dove era venuto il panico della sera prima. In quel momento, tutte le mie paure sembravano sciocche. Le sue dita accarezzarono lievi il profilo della mia schiena e capii che si era accorto che ero sveglia. Restai a occhi chiusi e lo abbracciai forte. Non parlò; le sue dita si muovevano su e giù lungo la mia schiena, quasi senza toccarla, e tracciavano disegni leggeri sulla pelle. Mi sarebbe piaciuto restare così per sempre, senza mai modificare quell'istante, ma il mio corpo non la pensava allo stesso modo. Risi del mio stomaco impaziente. Era quasi banale avere fame dopo tutto quello che era successo la notte precedente. Come atterrare dopo un volo a grandi altezze.